Se telefonando

Le anomalie dell’inchiesta di Trani balzano agli occhi. Non si sa né chi sia indagato né per quali ipotesi di reato, è abbastanza evidente che in ogni caso eventuali atti “criminosi” si sarebbero realizzati assai lontano dalla ridente cittadina pugliese, che quindi non si capisce perché sia sede di indagini che, peraltro, se investissero membri del governo dovrebbero passare al Tribunale dei ministri. Se non si sa nulla sulle basi giurisdizionali dell’indagine, che sembra costruita su intercettazioni “a grappolo” non consentite dall’attuale normativa, si sa tutto sulle conversazioni private tra Silvio Berlusconi e interlocutori assortiti.
19 AGO 20
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Le anomalie dell’inchiesta di Trani balzano agli occhi. Non si sa né chi sia indagato né per quali ipotesi di reato, è abbastanza evidente che in ogni caso eventuali atti “criminosi” si sarebbero realizzati assai lontano dalla ridente cittadina pugliese, che quindi non si capisce perché sia sede di indagini che, peraltro, se investissero membri del governo dovrebbero passare al Tribunale dei ministri. Se non si sa nulla sulle basi giurisdizionali dell’indagine, che sembra costruita su intercettazioni “a grappolo” non consentite dall’attuale normativa, si sa tutto sulle conversazioni private tra Silvio Berlusconi e interlocutori assortiti, pubblicate tra virgolette in tempo reale sull’organo di stampa del giustizialismo. Naturalmente, se si trattasse di elementi di prova per indagini su reati, dovrebbero essere coperte dal più rigoroso segreto istruttorio, se non contenessero invece questi elementi avrebbero dovuto essere distrutte. Il responsabile della procura, che deve essere un fine umorista, ha detto che se conoscesse l’autore della fuga di notizie questo sarebbe già in galera.
A quanto pare, gli unici per i quali le intercettazioni trascritte con solerte dovizia dagli uffici giudiziari di Trani restano segrete sono gli ispettori inviati dal ministero della Giustizia, a sua volta messo sotto accusa presso il Consiglio superiore della magistratura per aver osato chiedere qualche chiarimento su un’inchiesta che presenta evidenti profili almeno di irritualità. Le proteste che vengono dal centrodestra per l’abuso metodico delle intercettazioni e per la loro sistematica diffusione a mezzo stampa appaiono del tutto giustificate. Anche l’ammonimento di Umberto Bossi a fare un po’ di attenzione quando si parla al telefono però non è infondato e dovrebbe anzi essere recepito. Soprattutto chi denuncia tutti i giorni un complotto condotto dal partito delle procure nei suoi confronti dovrebbe poi tenerne conto anche quando parla al telefono. Quando si sa che ogni frase un po’ ambigua sarà rigirata da tutte le parti per cercare di trasformarla in un “delitto”, bisognerebbe abituarsi a “delinquere” un po’ meno attraverso i fili del telefono. Che ogni contatto telefonico privato e riservato finisca illecitamente sui giornali è senza dubbio un abuso, ma continuare a fornire materiale a questa macchina infernale è almeno un indizio di grave ingenuità, che non è un reato, ma spesso, in politica, è anche peggio di un crimine: è un errore.